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Lavorare troppo fa male

doctor stressSembra una battuta di spirito. Purtroppo non lo è. Soprattutto in questo periodo di crisi dove, oltre alle solite motivazioni che spingono al superlavoro (carriera, bisogno di guadagnare di più, ecc.) si aggiunge la paura di perdere il posto di lavoro. Paura che induce molti lavoratori a sottoporsi a carichi di lavoro eccessivi e a turni stressanti. E questo non fa bene alla salute. Un gruppo di ricercatori dell’ Institute of Occupational Health di Helsinki ha dimostrato scientificamente che lavorare troppo fa male. Lo studio, pubblicato dall’American Journal of Epidemiology, ha analizzato le performances mentali di 2214 impiegati britannici con due test effettuati a cinque anni di distanza uno dall’altro, dal 1997/8  al 2004. Ne è emerso che chi lavora più di 55 ore settimanali ha capacità di analisi logica, ragionamento e ricchezza lessicale inferiori a chi lavora 40 ore settimanali. “Lo studio dimostra che un orario lungo di lavoro o straordinari molto frequenti hanno effetti negativi sulle capacità cerebrali nelle persone di mezza età, -ha dichiarato la dottoressa Marianna Virtanen, coordinatrice degli studiosi finlandesi- inoltre una maggiore quantità di ore lavorative è associata, come si sa, a peggior salute cardiovascolare e immunologica, a meno ore di sonno e a stili di vita insalubri, con tutto quello che ne deriva”. A dire il vero, non sono solo scienziati e sindacalisti ad affermare che bisogna lavorare meno. Lo sosteneva anche Papa Ratzinger che ne fece oggetto di un “Angelus domenicale” nel lontano agosto del 2006. “Occorre guardarsi dai pericoli di una attività eccessiva qualunque sia la condizione e l’ufficio che si ricopre, -dichiarò allora il Santo Padre-  perché le molte occupazioni che conducono spesso alla durezza del cuore non sono altro che sofferenza dello spirito, smarrimento dell’intelligenza, dispersione della grazia. L’ammonimento vale per ogni genere di occupazioni, fossero pure quelle inerenti al governo della Chiesa”. Ma che bisogna fare per non “ammalarsi” di lavoro? Difficile dirlo. Specialmente quando il superlavoro non è una scelta ma una esigenza. In questi casi però, bisogna almeno evitare gli errori più grossolani come un’alimentazione sregolata, dormire troppo poco, non rilassarsi mai e, soprattutto, eccedere con le sostanze alcoliche. “Bisogna conservare il senso della realtà e l’autostima, -dice la dottoressa Daniela Lucini, specialista in Psicologia clinica e autrice di un saggio su questo tema- Quando scatta lo stress, si apre la porta ad ansia, aritmia cardiaca, disturbi della digestione, spossatezza, insonnia e, nelle situazioni più gravi, depressione e persino infarto.” Per non parlare dei rischi per gli altri  quando il lavoratore in questione è un medico o un infermiere. ” Non a caso la legge prevede l’obbligo per le aziende di valutare lo stress lavorativo -dice Ferdinando Pellegrino, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Salerno esperto di psicologia del lavoro- il che significa anche monitorare quanto lavorano i dipendenti”.

di Ferdinando Gaeta

foto di gentillydude85

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