Sanitari Consapevoli

mindfulness, meditazione,tecniche di riduzione dello stress e operatori sanitari

I neuroni specchio

dogUna vecchia storiella racconta di un cane che entra in una casa. Quando esce, un vecchio seduto nei pressi gli chiede cosa ha visto. “Molti cani tristi”, risponde. Dopo poco arriva un altro cane. Come l’altro entra nella casa. Quando esce il vecchio gli fa la stessa domanda: “Cosa hai visto là dentro?”. “Molti cani felici”. L’uomo è stupito. Come è possibile,  si chiede, dal momento che oltre ai due cani non è entrato nè uscito nessuno da quella casa? Preso dalla curiosità entra a sua volta e, con sorpresa, si accorge che nella casa non c’è nessuno. Solo degli specchi.  Allora capisce. Ogni cane non aveva visto altro che sé stesso riflesso negli specchi. Il cane triste, aveva visto quindi cani tristi e quello felice, cani felici.

Allo stesso modo anche noi “riflettiamo” azioni, pensieri e stati d’animo proprio come uno specchio e, se  lavoriamo in un ospedale, ci “riflettiamo”  anche in pazienti e colleghi, con conseguenze facilmente immaginabili.  A dircelo non sono solo le vecchie storielle ma anche la scienza. Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni nel campo delle neuroscienze   è  infatti quella dei neuroni specchio.  Una classe di neuroni che si attivano sia quando un animale compie un’azione  sia quando osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. I neuroni specchio sono presenti nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo dove, oltre ad essere localizzati in aree motorie e premotorie, si trovano anche nell’area di Brocaarea di Broca ( una parte dell’emisfero dominante del cervello,  coinvolta nell’elaborazione del linguaggio) e nella corteccia parietale inferiore (preposta alle funzioni matematiche e strettamente correlata al riconoscimento del linguaggio e alla memoria per le parole).  A fare questa scoperta è stato uno scienziato italiano: Giacomo Rizzolati dell’Università di Parma.  <<Il gruppo di ricercatori da lui coordinato e composto da Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe di Pellegrino si stava dedicando allo studio della corteccia premotoria. Avevano collocato degli elettrodi nella corteccia frontale inferiore di un macaco per studiare i neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano, come il raccogliere o il maneggiare oggetti. Durante ogni esperimento era registrato il comportamento dei singoli neuroni nel cervello della scimmia mentre le si permetteva di accedere a frammenti di cibo, in modo da misurare la risposta neuronale a specifici movimenti. Come molte altre notevoli scoperte anche quella dei neuroni specchio fu dovuta al caso. L’aneddotica racconta che, mentre uno sperimentatore prendeva una banana da un cesto di frutta preparato per degli esperimenti, alcuni neuroni della scimmia che osservava la scena avevano reagito. Come poteva essere accaduto questo, se la scimmia non si era mossa? Se fino ad allora si pensava che quei neuroni si attivassero soltanto per funzioni motorie? In un primo momento gli sperimentatori pensarono si trattasse di un difetto nelle misure o un guasto nella strumentazione, ma tutto risultò a posto e le reazioni si ripeterono non appena fu ripetuta l’azione di afferrare. Non solo. Successivamente il  lavoro è stato più volte confermato, con l’aggiornamento sulla scoperta di neuroni specchio localizzati in entrambe la regioni parietali frontali inferiori del cervello.>> (fonte Wikipedia).

L’importanza di questa scoperta è enorme in quanto  i neuroni specchio ci consentono di entrare in empatia con i nostri simili, rendendoci capaci di capire la situazione e le emozioni che sta vivendo un’altra persona e questo, nel caso di un Operatore Sanitario è di un’importanza addirittura vitale. Non a caso La parola “empatia” deriva dall’etimologia greca (in – dentro, pathos – soffrire/sentire) che vuol dire provare le stesse sensazioni/emozioni dell’altro.

di Ferdinando Gaeta

 

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