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La meditazione allunga i telomeri

telomeroUno studio dell’Università di San Francisco ha dimostrato che la pratica della meditazione aumenta il livello di telomerasi. Le telomerasi sono enzimi, scoperti nel 1985 all’Università di Berkely, che sintetizzano nuove sequenze di telomeri, cappucci di materiale genetico posti in cima ai cromosomi e la cui lunghezza è collegata direttametne al processo di invecchiamento. Sono un pò come degli orologi biologici. Ogni volta che una cellula si riproduce la loro lunghezza si riduce progressivamente fino a quando non riescono più a esplicare la loro funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. A quel punto la cellula muore o s’innesca il processo dell’apopstosi, una forma di morte cellulare programmata. In questo meccanismo la telomerasi gioca un ruolo fondamentale in quando ad ogni riporduzione cellulare produce nuove sequenze telomomeriche. Quindi, più telomerasi più telomeri. Su questo concetto è stato progettato il lavoro dell’Università di San Francisco. I ricercatori hanno chiesto a un maestro di meditazione di insegnare tale pratica a dei volontari che sono stati sottoposti a due sessioni di gruppo e sei ore di meditazione individuale ogni giorno per tre mesi.  Alla fine del lavoro è stato riscontrato in questi volontari un aumento del livello di telomerasi del 30% rispetto a un gruppo di controllo simile per età, sesso e condizione di salute ma i cui partecipanti non avevano praticato meditazione. Il tutto sotto l’egida del Dalai Lama e di Elisabeth Blackburn. La stessa Blackburn che nel 2009 ha ricevuto il premio Nobel per la medicina proprio per i suoi studi sui telomeri insieme a Carol Greider e Jack Szostak. I tre scienziati hanno studiato il modo in cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e l’azione della telomerasi. Le loro scoperte hanno aperto la strada  a tutta una serie di studi sull’invecchiamento cellulare.

Ovviamente, non sono tutte rose e fiori. Il processo di invecchiamento non dipende solo dai telomeri ma da tantissimi altri fattori. Se non fosse così, l’uccello delle tempeste codaforcuta (Oceanodroma leucorhoa) i cui telomeri diventano più lunghi con l’invecchiamento dell’organismo, dovrebbe essere immortale. Sfortunatamente non lo è. Anche se, obiettivamente, può vivere molto a lungo.

Le tecniche di estensione dei telomeri saranno però sicuramente utili nel campo dell’ingegneria tissutale. Grazie ad esse si potrebbero produrre cellule sane e non cancerogene da utilizzare per sostituire tessuti danneggiati.

 di Ferdinando Gaeta                                    home

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