Sanitari Consapevoli

mindfulness, meditazione,tecniche di riduzione dello stress e operatori sanitari

Guarire col respiro

Thich 1La testimonianza di Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita.

“Ogni volta che inspirate, inspirate ossigeno nei polmoni e rinnovate tutte le cellule del sangue.
Forse può farvi piacere inspirare e sapere che milioni di cellule del sangue vengono rinnovate dall’ossigeno; la qualità del respiro è fondamentale per noi, sia fisiologicamente che psicologicamente.
Durante la guerra ci fu un periodo in cui caddi in una grave depressione: non riuscii a dormire per molti mesi, i sintomi si manifestavano in modi differenti: disturbi digestivi, insonnia, disturbi del battito cardiaco. Ero così grave che a un certo punto mi proposero di fare un elettroshock; mi portarono in un famoso ospedale francese a Saigon e stetti anche per un certo periodo all’ospedale universitario di Tokyo, e cercarono di scoprire cosa non andava in me, fisicamente. Erano espressioni fisiche della depressione, una gravissima depressione, dopo la morte di mia madre, la situazione della guerra, la morte di moltissime persone intorno a me, specialmente giovani. Molti giovani novizi impegnati nel movimento di resistenza in modo non violento, senza fucili, erano stati uccisi. Perdere la madre, perdere amici, fratelli e sorelle, vedere questo intorno a sé ogni giorno, è qualcosa di molto difficile da sopportare per un giovane monaco, erano gli anni cinquanta (quindi Thây aveva meno di trent’anni n.d.t.). Niente mi poteva aiutare, né la medicina occidentale né quella orientale, ma avevo una fede molto forte nel Dharma e fu la pratica del respiro consapevole che mi aiutò a superare la situazione, solo la pratica del respiro consapevole. L’avevo imparata da novizio, ma in quel periodo era questione di vita o di morte: solo in quel momento investii il 100 % di me stesso nella pratica.
E fu la pratica del respiro consapevole della tradizione buddhista che mi guarì, mi portò fuori dalla profonda depressione e mi ristabilì. Durante quel periodo la mia fede, la mia fiducia negli insegnamenti del Buddha e nel Dharma erano intatte; non riuscivo a credere nella medicina occidentale, nella medicina asiatica o in altri tipi di terapie ma non so perché credevo profondamente che ci fosse una via di guarigione col Dharma.
Cercai davvero di praticare il respiro consapevole, cercai libri al di fuori del buddhismo per imparare qualcosa di più sul respiro. Era meraviglioso che ogni volta che cercavo di praticare profondamente il respiro in quel modo mi dicevo: ‘Questa è la cosa migliore che posso fare proprio in questo momento’. Ho voluto condividerlo con voi: quando avete seri problemi e non sapete quale sia la cosa giusta da fare, il respiro profondo, il respiro consapevole è la cosa giusta da fare, forse la cosa migliore da fare in quel preciso momento.
Rimane ancora una verità per me: ogni volta che ho difficoltà, ogni volta che non vedo la via d’uscita da una situazione difficile, ho sempre fiducia nel mio respiro. Respirare profondamente e consapevolmente è la cosa giusta da fare in quel momento.
E se sapete che state facendo la cosa giusta, avrete subito pace. È meraviglioso. “Sto già facendo la cosa migliore in questo momento, perché mi devo preoccupare?” Perciò la pace arriva subito.
Thich cerchioOgni volta che inspirate, rinnovate ogni cellula del sangue. La sostanza che si chiama emoglobina ha la capacità di fissare l’ossigeno, molto facilmente, molto velocemente; e questa ricarica di ossigeno rende il sangue rosso brillante, e ogni secondo le cellule del sangue sono rinnovate, piene di ossigeno. L’emoglobina ha anche la capacità di rilasciare ossigeno, quando la situazione lo richiede, molto facilmente, molto velocemente. È un ottimo modo per fissare e rilasciare l’ossigeno. Sono come ambasciatori, che vanno in ogni cellula e se ne prendono cura.
Perciò è molto importante inspirare ed espirare consapevolmente e profondamente, specialmente quando l’aria è pulita. La meditazione camminata all’aria aperta è un modo meraviglioso per guarire. Se potete stendervi sull’erba e praticare il respiro consapevole, il respiro profondo è molto curativo e l’effetto è istantaneo.
Una profonda inspirazione di aria buona è già molto curativa, può portare buoni risultati immediatamente. Perché quando inspirate in quel modo l’aria fresca, l’ossigeno, milioni di cellule del sangue vengono rinnovate e voi inviate queste cellule con l’ossigeno in ogni cellula del corpo, rinnovate ogni cellula del corpo, rinnovando il sangue.
Fisicamente, questa è un’ottima pratica. Ma anche psicologicamente è una cosa meravigliosa, perché sapete che state facendo la cosa migliore che potete fare in quel momento. La cosa migliore è essere voi stessi, inspirare ed espirare, e aiutare il corpo e la coscienza.
Una goccia di sangue contiene moltissime cellule, il numero delle cellule in una sola goccia è enorme. Se contate le cellula di una sola goccia, scoprite che sono più numerose di tutta la popolazione che attualmente vive sul territorio francese. In realtà è il doppio della popolazione francese. E sono così piccole che se voleste metterle tutte in fila, vi occorrerebbero 1250 cellule per un centimetro.
Anche i monaci che erano con il Buddha durante il suo secondo anno di insegnamento erano 1250, e a Plum Village abbiamo piantato 1250 alberi di prugne per commemorare questo.
Perciò inspirando abbracciate tutte le cellule del corpo e abbracciate anche la sofferenza che è contenuta in ogni cellula del corpo. È veramente una pratica d’amore. Perciò non sottovalutate la pratica del respiro consapevole. Può generare vita, può portare la guarigione al corpo e alla mente.
L’altro giorno abbiamo detto che le cellule sane sono lì per aiutare le cellule che non sono sane. E possiamo fare qualcosa per aiutare le cellule sane, di sicuro potete farlo in ogni momento della vita quotidiana, sedendovi e respirando in maniera appropriata, camminando e respirando in maniera appropriata, gustando l’inspirazione e l’espirazione, sostenendo in questo modo le cellule sane di modo che possano aiutare le cellule che non sono sane.
Anche per coloro che sono malati di cancro, questo è il trattamento migliore. Non pensate di rimuovere quelle cellule, cercate di sostenere le cellule buone così che queste possano abbracciare le cellule che non sono sane.
Vent’anni fa ho incontrato a Montreal un giovane vietnamita, il cui nome significa ‘fortuna’, che aveva dei bambini ancora piccoli. Aveva tre settimane di vita. Era seduto lì a fare colazione con noi per organizzare un ritiro a Montreal. Era seduto vicino a me e a metà colazione abbiamo cominciato a scambiarci delle idee su come organizzare al meglio il ritiro. Mi era stato presentato da un dottore, Tang Hoi, un nostro insegnante di Dharma laico e seppi che l’amico stava per morire in due o tre settimane, questo avevano detto i dottori. Tutti mi guardavano per vedere se avevo qualcosa da dire per confortarlo. Gli misi le mani sulle spalle e gli dissi: “Stiamo tutti per morire, qualcuno prima, qualcuno dopo. Ma tre settimane sono tante, perché ci sono persone che vivono cinquant’anni, sessanta, ma non sono davvero vive, non sanno gustarsi tutti i momenti della vita, passano il tempo solo a preoccuparsi e ad arrabbiarsi. Non molti di noi sanno come gioire dei minuti, delle ore, dei giorni, delle settimane che abbiamo da vivere. Qual è l’utilità di vivere cent’anni solo per arrabbiarsi con le persone, per avere paura della vita? Sei capace di vivere profondamente e gioiosamente ogni momento della tua vita quotidiana? Tre settimane sono molte. Dimmi se sei capace di condividere una tazza di tè con me in questo momento e di concentrarti per gioire del fatto che sei ancora vivo”.
Ci siamo gustati una tazza di tè in cerchio con gli amici, ed era una tale sfida per lui. Lo vidi fare del suo meglio. Anche per lui era questione di vita e di morte. E tutti lo aiutammo a gioire della tazza di tè, di una fetta d’arancia, di un pezzo di toast e marmellata. Celebrammo il momento, non ci perdemmo a discutere su come organizzare il ritiro. Facendo colazione, fate del vostro meglio per fare solo colazione, ogni cosa a suo tempo.
E in quel momento egli ottenne quello che noi chiamiamo illuminazione e da quel momento ha continuato a seguire le istruzioni e a praticare. È ancora vivo. Nei 20 anni successivi è diventato membro dell’ordine dell’Interessere e il suo nome di dharma è ‘Vera vita’, perché prima la sua non era vera vita. E mi ha detto: “Thây, ero arrivato alle soglie della morte, ecco perché so cosa vuol dire morire. Ora sono rinato e il nome che mi è stato dato, ‘Vera vita’, è davvero appropriato”.
Ci sono molti miracoli come questo che conosciamo direttamente nel nostro Sangha, che riguardano persone che vengono a praticare con noi. Ci sono miracoli di questo tipo ogni giorno: quando vi liberate delle preoccupazioni riguardanti il futuro, delle pene e dei rimpianti riguardanti il passato, quando siete capaci di essere stabili nel momento presente e di entrare in contatto con ciò che in esso vi è di meraviglioso piacevole e curativo, cominciate il lavoro di guarigione e trasformazione per voi e per il vostro sangha.
Ogni passo che fate è per guarire e trasformarvi: investite il 100% nell’atto di fare un passo, e perciò il paradiso, il regno di Dio, la terra del Buddha sono disponibili per voi nel qui e ora. Non riuscirei a immaginare il regno di Dio o la Terra del Buddha più belli del mondo in cui viviamo, del pianeta Terra. Tutti i miracoli sono mostrati se vi liberate dalle vostre pene, dalle vostre paure, dai vostri rimpianti.
Siete in grado di entrare in contatto con tutti questi miracoli che sono disponibili per voi? Da dentro di voi e dall’esterno, perché i vostri occhi sono un miracolo, i vostri occhi sono meraviglie della vita. Il vostro naso, la vostra lingua, ogni cellula del vostro sangue è un miracolo. Potete inspirare dicendo ‘questo è un miracolo’, potete espirare e sorridere, tutti questi sono miracoli. Potete sedere ben dritti con un’arancia in mano, e sorridendo guardarla, che è anch’essa un miracolo. Voi siete un miracolo, e il Dharma vi aiuta a entrarvi, a svegliarci a questo. Il regno di Dio, La terra del Buddha non sono un’idea, una nozione. Amore, felicità, non nascita e non morte non sono idee. Se vi permettete di entrarci, la guarigione e la trasformazione diventano una realtà di ogni momento. Ricordate, quando inspirate portando ossigeno ai vostri polmoni questo è un atto di guarigione, non fatelo meccanicamente, fatelo con il 100% di voi stessi, consapevoli che è una pratica di amore di cura. E se sapete come prendervi cura, come amare voi stessi, saprete prendervi cura e amare gli altri esseri viventi. Se non siete capaci di prendervi cura di voi stessi e di amarvi, non potrete prendervi cura degli altri esseri viventi né del nostro pianeta.
Ricordo ancora l’ospedale di Tokio. C’era una terrazza sopra l’edificio e ogni giorno andavo lassù perché l’aria era migliore, e praticavo la meditazione camminata e il respiro consapevole. Lo facevo ogni volta che le situazione me lo permetteva, parecchie volte al giorno, e la mia pratica principale era la meditazione camminata e il respiro consapevole. Praticavo il respiro consapevole nella posizione sdraiata, nella posizione seduta, nella meditazione camminata. Sapevo che era la cosa appropriata da fare per la mia guarigione. A quel tempo la mia conoscenza del sutra del respiro consapevole non era perfetta, non era sufficiente. Avevo accesso alla versione cinese, alla versione pali. Ma attraverso la pratica ho imparato molto, non grazie a un commento del sutra ma attraverso la mia personale esperienza.
Ho cominciato la pratica del respiro per riportare la calma, per permettere al corpo e alla coscienza di guarire. Inspirare, espirare, nutrire e abbracciare. Abbracciare il corpo e abbracciare il dolore. E ho avuto la possibilità di guardare in profondità nella natura della mia grave depressione: non solo avevo perso mia madre, ma avevo perso anche molti compagni durante la guerra. Avevo visto molte distruzioni e uccisioni intorno a me. C’era anche un’altra faccia della depressione: la gerarchia buddhista era molto conservatrice, non voleva essere impegnata rispetto alla guerra in corso. Rispondendo al nostro invito ad impegnarsi nel lavoro di pace, dissero: ‘Beh, se la nostra mente è pacifica, il mondo sarà pacifico’. Ma era piuttosto una teoria, e non una pratica. Perché se non fate niente per fermare la guerra come potete essere in pace interiormente? E fate finta di essere in pace e poi un giorno la pace tornerà nel mondo.
frase ThichMolti di voi vengono dal background cattolico o protestante. Forse avete avuto lo stesso tipo di frustrazione che avevo io, vedendo che le gerarchie delle chiese sono conservatrici. Volete rinnovare la tradizione, volete infondere nuova vita nella chiesa, nella congregazione, ma vi guardano come nemici. Allora ero molto conosciuto come scrittore buddhista, ero il direttore della rivista ufficiale buddhista. I miei articoli peroravano la causa delle riforme, per un cambiamento un’attualizzazione del Buddhismo. Il buddhismo deve essere attualizzato, vivificato, rinnovato per rispondere ai veri bisogni della società. Cercavano di non ascoltare, e alla fine dissero: “Thây, scrivi cose che non possiamo accettare”. (…) Alla fine tagliarono i fondi e la rivista morì. Tu sei un giovano monaco, motivato dal desiderio di cambiare, di attualizzare, di rinnovare la tradizione in modo che il buddhismo diventi una forza viva che contribuisca al rinnovamento della società e fermi la guerra, creando armonia e unione nel paese. A quel tempo avevo incominciato a meditare e a scrivere per un buddhismo impegnato. C’erano molte sorgenti per la mia depressione, era una grave depressione.
Mentre praticavo respirando e camminando, guardavo dentro la natura della depressione, e alla fine la riconobbi.
Tuttavia la mia fede nel Dharma, la mia convinzione nel Dharma mi diceva che non dovevo lasciar perdere. Perché avevo un vantaggio che non avevano molti monaci, ero molto aperto alle giovani generazioni. Avevo addestrato monaci e monache giovani, e avevo ottenuto la loro fiducia e quella della giovane generazione di buddhisti laici. Mi sono detto: ‘Grazie a questo ci riuscirò’, e avevo ragione. Quando un fiume scorre in questo modo, la goccia che sta davanti non guida ma è spinta dall’acqua dietro.
Avevamo dei giovani che avevano incominciato la rivoluzione e ci siamo riusciti. Il buddhismo impegnato divenne una realtà in Vietnam, e il buddhismo era impegnato nel lavoro per la pace: fermare la guerra, rinnovare la società e creare la SYSS, un movimento per il servizio sociale. Soccorrevamo le vittime della guerra, costruivamo villaggi per i rifugiati. Come giovani monaci e monache e laici eravamo presenti ovunque, strumenti di istruzione, salute e sviluppo economico. Perciò il buddhismo impegnato in Vietnam era diventato una realtà attiva. E il darsi fuoco dei monaci buddhisti per protestare e per richiamare l’attenzione sulla distruzione ha commosso il mondo intero.
Due anni dopo, solo due anni dopo che mia madre era morta, potei entrare in contatto con la sua natura di non nascita e non morte. E la mia sofferenza scomparve. Ero convinto che continuando a lavorare con le giovani generazioni di laici, monaci e monache ci sarebbe stata una trasformazione nella comunità buddhista. Tutti questi elementi che sbocciarono nella mia comprensione furono la condizione per la mia ripresa, il ritorno della salute e lo svanire della mia grave depressione.
Ricordo che sull’isola dormivo in un piccolo cottage, circondato da piantagioni di tè. Una notte mi svegliai alla due del mattino e uscii, perché nella mia capanna non c’era il bagno. Quando uscii fui abbracciato dalla luce della luna piena, la notte era molto silenziosa e la luce della luna abbracciava tutte le colline come il latte di una madre. Avevo fatto un sogno, avevo visto mia madre: era seduta con i capelli sciolti, molto giovane, molto bella. Ero seduto vicino a lei e parlavamo, ero molto felice, in quel sogno mia madre non sembrava affatto morta. Quando uscii e camminai tra le piante di tè e permisi a me stesso di essere abbracciato dalla luce della luna, mi resi conto in un lampo che mia madre non era mai morta. Era sempre lì, dentro me e intorno a me, e la sofferenza semplicemente svanì.”

Thich Nhat Hanh

(Da un suo discorso. Plum Village, Francia, 11 giugno 2000)

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