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mindfulness, meditazione,tecniche di riduzione dello stress e operatori sanitari

E se la meditazione la prescrivesse il medico?

doctorSe la meditazione fa bene (e lo dimostrano migliaia di studi scientifici) aiuta a guarire numerose malattie, favorisce il rilassamento e di sicuro non fa male; perché non prescriverla ai propri pazienti come si fa per i farmaci o una qualsiasi altra terapia o trattamento? Ecco, si saranno detti questo i medici del Beth Israel Deaconness Medical di Boston quando hanno deciso di prescriverla ai pazienti dell’ospedale.  “Io raccomando cinque minuti, due volte al giorno, poi si aumenta gradualmente” spiega Aditi Nerurkar, medico e assistente di direzione,  “procedo nello stesso modo con cui prescrivo i farmaci. Non comincio subito con dosi elevate”. La dottoressa infatti consiglia ai pazienti di arrivare fino a 20 minuti di meditazione, due volte al giorno, per curare disturbi quali l’insonnia e la sindrome da intestino irritabile (www.terranuova.it).

Del resto la meditazione in ospedale non è una novità. Nella  Clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts fondata dal dottor Jon Kabat-Zinn non solo è prescritta ai pazienti ma la praticano anche gli operatori sanitari e perfino i visitatori. “La presenza di parenti o amici è accettata solo se si impegnano a praticare esattamente come i pazienti, quarantacinque minuti al giorno, sei giorni la settimana.” dice il dottor Kabat-Zinn, ” Come pure medici, studenti di medicina, infermieri e terapisti di varie discipline che fanno internato nella clinica, devono tutti impegnarsi a praticare lo stesso programma di meditazione dei pazienti. Senza questa esperienza personale, non sarebbero in grado di capire il percorso dei pazienti e il tipo di sforzo che occorre per lavorare sulle energie della propria mente e del proprio corpo.”

Addirittura il dottor Gioacchino Pagliaro direttore dell’unità operativa di psicologia clinica dell’AUSL di Bologna sta sperimentando gli effetti della meditazione nella cura del cancro. Vi partecipano 80 pazienti oncologici  che continuano nel frattempo il normale processo di cure, ma mentre 40 di loro sono sottoposti anche alla terapia meditativa, l’altra meta’ no, in modo da evidenziare senza possibilità di dubbio le eventuali differenze. A distanza di tre e cinque anni, i medici bolognesi valuteranno se sono variati alcuni valori del sangue come il livello dei globuli bianchi oppure se ci sono miglioramenti negli stati d’ansia e di tensione. L’Ausl di Bologna è la prima azienda sanitaria a livello internazionale a sperimentare questo tipo di terapia sui suoi pazienti oncologici. Terapia regolarmente approvata dal comitato etico  e deliberata dal direttore sanitario Massimo Annichiarico che ne ha autorizzato il progetto.

Si avvicina quindi il giorno in cui il nostro medico curante  oltre a prescriverci gli eventuali farmaci, ci prescriverà anche dieta, movimento fisico e … meditazione.

di Ferdinando Gaeta

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